Premessa
Il video realizzato da Simply Zesty, Pr e social media firm britannica, è una “marchetta intelligente” con cui l’azienda presenta dati attendibili e interessanti senza perdere l’occasione di pubblicizzare se stessa e i propri servizi. Fossero così tutti gli “spot”, saremmo tutti un po’ più informati e consapevoli.
I dati
Nel filmato vengono forniti rapidamente alcuni dati sullo stato di Internet e dei social media in Gran Bretagna. Dati che dovrebbero far riflettere non poco noi poveri italiani e chi ci governa su cosa vogliano dire veramente parole come “Internet”, “banda larga” e “innovazione” quando sono pronunciate assieme, nella stessa frase. Vediamone alcuni insieme, come assaggio:
- L’85% della popolazione britannica è online (in totale si contano circa 61 milioni di sudditi di sua maestà)
- Della popolazione online, il 25% ha un blog mentre il 60% ne legge regolarmente
- Il 78% degli utenti internet britannici naviga in rete alla ricerca di informazioni su beni e servizi a acquistare. Di questi:
- il 33% ascolta i “suggerimenti” dei banner;
- il 70 per cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute da altri utenti che non conosce;
- il 90% cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute online da altri utenti che non conosce.
Il resto lo trovate nel video.
E se dopo averlo visto resta anche a voi l’amaro in bocca, fate uno sforzo e raccontate qui sotto perché.
The American Embassy in Italy, The British Council Italy, The British Embassy in Italy, the Italian association “Rete per l’Eccellenza Nazionale” (RENA), the Transatlantic Network 2020 (TN2020) are pleased to inform you that on July 8 from 5 pm to 8 pm at the Opificio Telecom Italia there will be a seminar on:
On the Edge of the Net: Expanding the horizons of the web in Italy, the UK and America.
- Marco Montemagno, Italy,cofounder of Augmendy, Codice Internet and cofounder and CEO of Blogosfere.
- Wil Stephens, UK, BAFTA award-winning digital producer, founder and Chief Executive of Cube.
- Matthew Guilford, USA, City of Chicago’s Digital Excellence Initiative.
Sapevate che sono circa 400 milioni le persone che almeno una volta al mese accedono al loro profilo su Facebook? Oppure che il 44,4% dei danesi ha un profilo sul social network di Zuckerberg? O, ancora, che l’acronimo F.A.D. (che peraltro in inglese significa “mania”, “capriccio” o “fisima”), sta per Facebook Addiction Disorder ed è una malattia mentale riconosciuta?
L’impagabile Vincenzo Cosenza torna a deliziarci con i dati sulla crescita di Facebook e di tutti gli altri social network nel mondo, puntualmente riassunti con un’efficace infografica interattiva. E’ ormai la terza versione di un bel lavoro che – come già più di una volta ho detto a Vincenzo – dovrebbe intitolarsi “Porca miseria perché non ci ho pensato io”, e che in passato è stato apprezzato e rilanciato dai più importanti blog di tutto il mondo.
Dateci un’occhiata e scoprirete cose interessanti, come ad esempio che “sono 111 su 131 le nazioni in cui risulta dominante” il social network creato da Mark Zuckerberg. E questo nonostante il colossale ceffone che il ragazzino ha di recente rimediato dai suoi utenti e da tutti i media del pianeta, causa la “disinvolta” gestione della privacy che incautamente aveva cercato di imporre.
Oggi sul Nova24 – IlSole24Ore, pag.9, c’è una mia intervista con il sociologo canadese, direttore Programma McLuhan in Cultura e Tecnologia. Riporto qui l’attacco del pezzo per invogliarvi alla lettura:
«Oggi parole importanti come “amicizia” e “amico” non indicano lo status effettivo di una relazione, ma le sue potenzialità ancora tutte da esplorare», un futuro possibile che non si è ancora verificato. Derrick de Kerckhove, direttore del McLuhan Program in Culture and Technology, docente e sociologo di fama internazionale, sorride divertito mentre spiega come l’avvento dei social network, e in particolare di Facebook, stia modificando radicalmente il nostro modo di intendere i rapporti sociali, così come il significato che diamo alle parole usate per descriverli.
Da IAB Italia mi forniscono gentilmente i dati relativi all’andamento del mercato dell’advertising online europeo che “continua a crescere nonostante la recessione”, confermando quanto mi aveva già anticipato il presidente Roberto Binaghi in un’intervista per l’Espresso.it.
L’analisi è aggiornata al dicembre 2009 e prende in considerazione 23 paesi, dai mercati più maturi ed evoluti dell’Europa Nord-Occidentale, a quelli emergenti di Sud e Est Europa. Russia, Bulgaria, Svizzera e Slovacchia sono state incluse nel rapporto 2009 per la prima volta.
Il tasso di crescita rilevato è pari al 4,5%, quindi di molto inferiore ai record di crescita registrati nel 2007 e 2008 (e pari rispettivamente al 40% e al 20%). Resta tuttavia il fatto che il comparto digital è l’unico a far registrare una crescita in tutto il settore pubblicitario.
Gli investimenti sull’ADV online nei 23 paesi oggetto della ricerca hanno un valore totale di 14,7 miliardi di Euro. Nello stesso periodo, il valore del solo mercato statunitense toccava invece i 16,3 miliardi di euro.
Resiste il search advertising, rallenta il display
Gli investimenti sui motori di ricerca hanno confermato anche nel 2009 il trend positivo, con un aumento del 10,8%, dato molto consistente anche se inferiore a quello dello scorso anno (+26%).
Il Display advertising è invece sostanzialmente stabile (+0,3%), e ha subito una flessione in quasi tutti i mercati più maturi: -6% in Francia, -5% in UK e Svezia.
Quote di mercato e dimensioni
I sei maggiori mercati d’Europa, che rappresentano da soli il 76% dell’online advertising del vecchio continente, hanno tutti fatto registrare un dato in crescita, sebbene a una sola cifra: UK +4,6%, Francia +1,7%, Germania +5,2%, Olanda +1,9%, Spagna +7,7%, Italia +6,5%. Il tasso di crescita risulta più elevato in paesi come Italia e Spagna, che partivano però da una base di investimenti inferiore.
Di quelli analizzati, solo quattro mercati fanno registrare una crescita a doppia cifra: Polonia, Turchia, Austria e Grecia, tutte nazioni emergenti che partivano da un bassissimo livello di investimenti.
Nonostante il rallentamento, comunque, la quota dell’online advertising sul totale del mercato pubblicitario ha continuato a crescere in modo significativo in tutta Europa. Nel Regno Unito, internet detiene la fetta più grande e si attesta sul 30%, a seguire, i paesi Nordici (Svezia, Norvegia, Danimarca, Finlandia), con una quota tra il 20% e il 25%. Francia e Germania sono invece in linea con la media Europea del 18-19%.
Durante lo IAB Forum di Roma ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con Binaghi e rilevare il suo ottimismo (così come le sue preoccupazioni) rispetto al futuro della pubblicità online in Italia:
“Per il 2010 ci aspettiamo una crescita dell’advertising online pari al 12 per cento: il doppio della crescita della pubblicità televisiva e il quintuplo di quella del mercato nel suo complesso”. Roberto Binaghi è il presidente di IAB, l’associazione che si occupa dello sviluppo della comunicazione pubblicitaria interattiva, e vede la luce della ripresa attraverso la lente di Internet: “Circa il 90 per cento delle imprese italiane ha in programma di aumentare gli investimenti sull’online nei prossimi due anni. Facciamo parte di un’industria che sta crescendo in un contesto economico non favorevole”.