Nell’era in cui le informazioni abbondano, il bene che scarseggia è l’attezione. L’impossibilità di seguire tutto e la diffusione dei social network site, con i loro mille strumenti di pubblicazione, condivisione e rilancio, fanno sì che i nodi della nostra rete sociale online diventino – nel bene e nel male – anche i principali filtri delle informazioni che riceviamo, le lenti attraverso cui guardiamo una porzione del mondo.
Alcuni dei nodi presenti nelle nostre reti sono più autorevoli di altri, forti di una credibilità che hanno dovuto guadagnare parola dopo parola pubblicata, interazione dopo interazione, con la forza delle loro idee e dei loro argomenti.
Se hanno lavorato bene, tra questi “influencers” sono presenti anche giornalisti, finalmente in vista non per il “diritto ereditario” derivante dalla semplice appartenenza a qualche testata blasonata, ma in quanto personalità che si sono imposte a colpi di contenuti e professionalità.
Credo tuttavia che il nodo della questione sia un altro: il grande “cultural shift”cui ci troviamo di fronte risiede nel fatto che, grazie alla rete, è finalmente nostra (di tutti noi) la responsabilità di trovare, selezionare, comprendere e riordinare le informazioni che possono interessarci. Lo è perchè ora abbiamo tutti i mezzi, tecnologici e culturali, per essere “editor” (nel senso anglosassone del termine) di noi stessi. Per uscire dal torpido ruolo di fruitori passivi di informazioni pre-cotte e digerite e prenderci la briga di scavare tra le notizie, verificare le fonti, confrontare le versioni, formarci un’opinione.
Magari anche con l’aiuto di fonti autorevoli o di professionisti dell’informazione; ma senza più rinunciare al ruolo attivo, consapevole, partecipe e responsabilizzante che la nuova rete finalmente ci consente di assumere.