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	<title>Comments on: Quale futuro per i siti aziendali?</title>
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	<description>Il blog di Alessio Jacona (già Blogs4biz)</description>
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		<title>By: Antonio</title>
		<link>http://www.thewebobserver.it/2009/09/21/quale-futuro-per-i-siti-aziendali/comment-page-1/#comment-115</link>
		<dc:creator>Antonio</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 10:32:45 +0000</pubDate>
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		<description>Perfettamente d&#039;accordo. Tuttavia  questo significherebbe permettere ai &quot;consumatori&quot;, ai &quot;dipendenti&quot;, o ai semplici &quot;curiosi&quot; di produrre conoscenza, di sviluppare comunicazione a proposito di, a favore di, come critica a, un &#039;azienda. Credo che parte delle aziende italiane siano pronte a questa sfida. Una sfida affascinante che riserba enormi opportunità. Tuttavia alcune aziende italiane temono invece questa sfida. La mentalità per la quale i contenuti vengono gestiti e prodotti centralmente è ancora diffusa. Non solo. Alcune aziende Italiane sviluppano modelli di gestione del Marketing che sono ancora &quot;product oriented&quot; anzichè &quot;customer oriented&quot;. Per queste aziende l&#039;idea di prosumer è piuttosto distante.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Perfettamente d&#8217;accordo. Tuttavia  questo significherebbe permettere ai &#8220;consumatori&#8221;, ai &#8220;dipendenti&#8221;, o ai semplici &#8220;curiosi&#8221; di produrre conoscenza, di sviluppare comunicazione a proposito di, a favore di, come critica a, un &#8216;azienda. Credo che parte delle aziende italiane siano pronte a questa sfida. Una sfida affascinante che riserba enormi opportunità. Tuttavia alcune aziende italiane temono invece questa sfida. La mentalità per la quale i contenuti vengono gestiti e prodotti centralmente è ancora diffusa. Non solo. Alcune aziende Italiane sviluppano modelli di gestione del Marketing che sono ancora &#8220;product oriented&#8221; anzichè &#8220;customer oriented&#8221;. Per queste aziende l&#8217;idea di prosumer è piuttosto distante.</p>
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		<title>By: Jose</title>
		<link>http://www.thewebobserver.it/2009/09/21/quale-futuro-per-i-siti-aziendali/comment-page-1/#comment-114</link>
		<dc:creator>Jose</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2009 07:41:27 +0000</pubDate>
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		<description>Su alcune cose sono pienamente d&#039;accordo ma una cosa va ricordata: oggi molte delle attività degli utenti sono pull, cioè chiedono ai motori di ricerca ciò che vogliono ed i motori rispondono. 
La tua soluzione ( e dimmi se sbaglio) vede una dinamica più push (che potrebbe anche piacermi). Con questa dinamica (dopo aver convinto l&#039;azienda sceglierla) è necessario capillarizzare al massimo gli sforzi per andare a colpire tutte quelle aree del Web dove risiedono potenziali clienti o persone interessate a trarre informazioni per instaurare relazioni e conversazioni, ed è un compito veramente oneroso. 
Ma è anche vero che l&#039;abitudine a cercare cose sui social network si sta sviluppando abbastanza quindi ciò che dici potrebbe essere realizzabile.
Sia chiaro, oggi instaurare relazioni è di fondamentale importanza ma le aziende non amano rischiare, ed è per questo che ho paventato ciò di cui sopra.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Su alcune cose sono pienamente d&#8217;accordo ma una cosa va ricordata: oggi molte delle attività degli utenti sono pull, cioè chiedono ai motori di ricerca ciò che vogliono ed i motori rispondono.<br />
La tua soluzione ( e dimmi se sbaglio) vede una dinamica più push (che potrebbe anche piacermi). Con questa dinamica (dopo aver convinto l&#8217;azienda sceglierla) è necessario capillarizzare al massimo gli sforzi per andare a colpire tutte quelle aree del Web dove risiedono potenziali clienti o persone interessate a trarre informazioni per instaurare relazioni e conversazioni, ed è un compito veramente oneroso.<br />
Ma è anche vero che l&#8217;abitudine a cercare cose sui social network si sta sviluppando abbastanza quindi ciò che dici potrebbe essere realizzabile.<br />
Sia chiaro, oggi instaurare relazioni è di fondamentale importanza ma le aziende non amano rischiare, ed è per questo che ho paventato ciò di cui sopra.</p>
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