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	<title>Comments on: Doc Searls &#8211;  Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile</title>
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	<description>Il blog di Alessio Jacona</description>
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		<title>By: Atos</title>
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		<dc:creator>Atos</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Oct 2009 19:06:21 +0000</pubDate>
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		<description>Confermo.  Basta non incoraggiare, e qualche volta magari veicolare l&#039;attenzione dei figli su altre cose. Ma tutto finchè c&#039;è l&#039;età giusta: dai 4 ai 12-13 anni. Dopo è dura, se non impossibile.

Mio figlio oggi ha 16 anni. Da bimbo io e mia moglie spesso , di sabato, anzichè il classico giro famigliare &quot;spesa-centrocommerciale-pizza&quot; lo portavamo in biblioteca, dove a 7 anni ha anche fatto , grazie ad una bella iniziativa di Sala  Borsa a Bologna, il &quot;bibliotecario&quot; per qualche giorno.
Da ragazzino leggeva molto, fino a 12-13 anni , poi sempre meno.

Il computer l&#039;ha usato fin dalle elementari ma poco e solo per alcuni giochi pseudo educativi (alcuni ricordo erano veramente carini),  ma l&#039;uso dell&#039;oggetto non è mai stato usato come un &quot;premio&quot; o una minaccia.  L&#039;ha sempre visto come uno strumento che usava papà per lavorare, ma con cui si poteva anche fare altro.  Nulla di più.

Tanto che un pc suo non l&#039;ha neppure ora: usa quello di famiglia e neppure tutti i giorni, devo dire che anche la tv non la guarda spesso (altra cosa a cui non l&#039;abbiamo assuefatto, pur non vietandola in assoluto).
Questo non toglie che , ora che è adolescente, sia una bella testa frolla come tutti i suoi coetanei: giochi on-line se ha accesso al Web, playstation day quando  è in casa da solo, e fuori piove e non si può uscire, studiare poco (il minimo, e anche meno), bugiardo quanto basta per far incazzare ... però... il mainstream è buono, cè quel qualcosa che fa sperare in un fiorire futuro di neuroni che non sono stati legati a poche funzioni veloci, eccitanti ma false, in quanto condizionate risposte a realtà digitali che nulla hanno a che fare con risse e risentimenti con amici in carne e ossa;  voli e impatti con superfici rivide e ghiaiose;  ferite fisoche e morali che si rimarginano confermando che a tutto c&#039;è rimedio;  odori, sapori e sensazioni che esistono in natura e non in un software supercomplesso con terminali hardware iperealisti.

In sostanza: il digitale è un plus , ha valore se aggiunge qualcosa, non se toglie spazio al resto e  diventa l&#039;essenza della vita, sopratutto se la vita è nella fase iniziale di accumulo di esperienza empirica e non teorica.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Confermo.  Basta non incoraggiare, e qualche volta magari veicolare l&#8217;attenzione dei figli su altre cose. Ma tutto finchè c&#8217;è l&#8217;età giusta: dai 4 ai 12-13 anni. Dopo è dura, se non impossibile.</p>
<p>Mio figlio oggi ha 16 anni. Da bimbo io e mia moglie spesso , di sabato, anzichè il classico giro famigliare &#8220;spesa-centrocommerciale-pizza&#8221; lo portavamo in biblioteca, dove a 7 anni ha anche fatto , grazie ad una bella iniziativa di Sala  Borsa a Bologna, il &#8220;bibliotecario&#8221; per qualche giorno.<br />
Da ragazzino leggeva molto, fino a 12-13 anni , poi sempre meno.</p>
<p>Il computer l&#8217;ha usato fin dalle elementari ma poco e solo per alcuni giochi pseudo educativi (alcuni ricordo erano veramente carini),  ma l&#8217;uso dell&#8217;oggetto non è mai stato usato come un &#8220;premio&#8221; o una minaccia.  L&#8217;ha sempre visto come uno strumento che usava papà per lavorare, ma con cui si poteva anche fare altro.  Nulla di più.</p>
<p>Tanto che un pc suo non l&#8217;ha neppure ora: usa quello di famiglia e neppure tutti i giorni, devo dire che anche la tv non la guarda spesso (altra cosa a cui non l&#8217;abbiamo assuefatto, pur non vietandola in assoluto).<br />
Questo non toglie che , ora che è adolescente, sia una bella testa frolla come tutti i suoi coetanei: giochi on-line se ha accesso al Web, playstation day quando  è in casa da solo, e fuori piove e non si può uscire, studiare poco (il minimo, e anche meno), bugiardo quanto basta per far incazzare &#8230; però&#8230; il mainstream è buono, cè quel qualcosa che fa sperare in un fiorire futuro di neuroni che non sono stati legati a poche funzioni veloci, eccitanti ma false, in quanto condizionate risposte a realtà digitali che nulla hanno a che fare con risse e risentimenti con amici in carne e ossa;  voli e impatti con superfici rivide e ghiaiose;  ferite fisoche e morali che si rimarginano confermando che a tutto c&#8217;è rimedio;  odori, sapori e sensazioni che esistono in natura e non in un software supercomplesso con terminali hardware iperealisti.</p>
<p>In sostanza: il digitale è un plus , ha valore se aggiunge qualcosa, non se toglie spazio al resto e  diventa l&#8217;essenza della vita, sopratutto se la vita è nella fase iniziale di accumulo di esperienza empirica e non teorica.</p>
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