Archivio mensile:novembre 2009

Le “Gangs of New York” si sfidano via Twitter

Se è pur vero che Twitter è il moderno Walter Cronkite e che, più in generale, i social network consentono oggi una circolazione di dati e informazioni inimmaginabile anche solo cinque anni fa, altrettanto vero è che non tutti i messaggi scambiati possono essere definiti “costruttivi”.

Dall’America, e più precisamente da New York, arriva la notizia che a usare servizi come Twitter o Myspace non sono solo quei “cittadini digitali” desiderosi di prendere parte alla “grande conversazione” in atto, ma anche i membri delle violente gang in guerra sul territorio della città.

Si è insomma scoperto che uno strumento di comunicazione come Twitter può essere usato anche per provocare, minacciare e invitare a battersi e il proprio avversario. Se poi lo scontro avviene, c’è chi addirittura twitta per vantarsi dell’eventuale vittoria.

La violenza e il disagio sociale raccontati 140 caratteri alla volta

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Twitter è il moderno Walter Cronkite

MG Siegler su Techcrunch:

Mi rendo conto del fatto che ci sono molte persone che giudicano Twitter una cosa stupida che di certo non può valere un miliardo di dollari. Proviamo però a fare un passo indietro e a mettere le cose in un altro modo: per quel che può valere, quando io uso la parola “Twitter”, le do lo stesso significato che ha per il mio collega Steve Gillomor: non mi riferisco a un brand, perché per me significa “realtime web”.

Non importa che metodo usiamo per disseminare l’informazione, quel che conta davvero è che questa disseminazione è in corso.

E questo è il futuro.

Ciò detto, è inutile negare che al momento Twitter – lo strumento – è il canale migliore per consumare le notizie in questo nuovo modo. E’ il Walter Cronkite dell’informazione in tempo reale. E quando il prossimo grande evento avrà luogo, un numero crescente di noi sceglierà di accendere il computer (invece che la tv n.d.r.) per scoprire cosa sta accadendo. Così come saranno ancora di più in occasione dell’evento successivo.

Perché è cosi che va il mondo.

(Link)

Quale futuro per i social network?

La copertura mediatica costante; il numero enorme e in continua crescita di utenti; la pesante influenza sul nostro modo di intessere e mantenere relazioni sociali, pubbliche o private che siano. Diciamolo pure: i social network sono la “Big Thing” del momento. Capire come cambieranno nel prossimo futuro significherebbe comprendere in buona parte anche cosa ne sarà della Rete stessa.

Proprio questa settimana, la Said Business School di Oxford ha ospitato un panel di “pezzi da novanta” del web cui è stato chiesto di rispondere alla domanda “What is the next big thing?” nel variegato mondo dei social network.

Tanto per dare un’idea del livello della discussione, gli ospiti del panel erano: Peter Thiel, co-fondatore di PayPal, Biz Stone, fondatore di Twitter, Ram Shriram, membro della founding board di Google con trascorsi in Amazon, e Reid Hoffman, fondatore di Linkedin.

Vediamo insieme cosa hanno risposto:

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La carta dei (primi) cento per il libero Wi-Fi

Vado di fretta, quindi mi limito a quotare Alessandro e a sottolienare che sostengo appieno la sua iniziativa.

Su L’espresso in edicola domani arriverà – in un paio di pagine – il risultato di un lungo scambio di mail che abbiamo messo in piedi insieme a Guido Scorza, Sergio Maistrello e Raffaele Bianco.

L’obiettivo era creare una Carta per la liberazione dell’Wi-Fi italiano, soffocato dal decreto Pisanu.

Alla fine il risultato è arrivato: imprenditori, politici, manager, blogger, giuristi e altro – in una logica bipartisan – hanno concordato il testo che potete leggere qui sotto.

Oltre alla Carta e ai suoi firmatari, c’è il pezzo che uscirà domani e il testo della proposta ad hoc di legge Cassinelli-Concia: per evitare che il Wi-Fi venga strozzato ancora dalle misure questurine in vigore.

Ogni altra idea per portare avanti questa piccola battaglia civile è benvenuta.

LA CARTA DEI CENTO PER IL LIBERO WI-FI

Il 31 dicembre 2009 sono in scadenza alcune disposizioni del cosiddetto Decreto Pisanu (”Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale”) che assoggettano la concessione dell’accesso a Internet nei pubblici esercizi a una serie di obblighi quali la richiesta di una speciale licenza al questore.

Lo stesso Decreto, inoltre, obbliga i gestori di tutti gli esercizi pubblici che offrono accesso a Internet all’identificazione degli utenti tramite documento d’identità .

Queste norme furono introdotte per decreto pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, senza alcuna analisi d’impatto economico-sociale e senza discussione pubblica. Doveva essere provvisoria, ed è infatti già scaduta due volte (fine 2007 e fine 2008) ma è stata due volte prorogata.

Si tratta di norme che non hanno alcun corrispettivo in nessun Paese democratico; nemmeno il Patriot Act USA, approvato dopo l’11 settembre 2001, prevede l’identificazione di chi si connette a Internet da una postazione pubblica.

Tra gli effetti di queste norme, ce n’è uno in particolare: il freno alla diffusione di Internet via Wi-Fi, cioè senza fili. Gli oneri causati dall’obbligo di identificare i fruitori del servizio sono infatti un gigantesco disincentivo a creare reti wireless aperte.

Non a caso l’Italia ha 4,806 accessi WiFi mentre in Francia ce ne sono cinque volte di più.

Questa legge ha assestato un colpo durissimo alle potenzialità di crescita tecnologica e culturale di un paese già in ritardo su tutti gli indici internazionali della connettività a Internet.

Nel mondo la Rete si apre sempre di più, grazie alle tecnologie wireless e ai tanti punti di accesso condivisi liberamente da privati, da istituzioni e da locali pubblici: in Italia invece abbiamo imposto lucchetti e procedure artificiali, contrarie alla sua immediatezza ed efficacia e onerose anche da un punto di vista economico.

Questa politica rappresenta una limitazione nei fatti al diritto dei cittadini all’accesso alla Rete e un ostacolo per la crescita civile, democratica, scientifica ed economica del nostro Paese.

Per questo, in vista della nuova scadenza del 31 dicembre, chiediamo al governo e al parlamento di non prorogare l’efficacia delle disposizioni del Decreto Pisanu in scadenza e di abrogare la previsione relativa all’obbligo di identificazione degli utenti contribuendo così a promuovere la diffusione della Rete senza fili per tutti.

FIRMATARI

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Altre info utili su Apogeonline

Editori, nuovi modelli di business cercansi

Breve rassegna di news dal mondo dell’editoria planetaria in lotta per la propria sopravvivenza:

2010, l’anno degli e-reader
Secondo Pcworld, l’anno prossimo il decollo delle vendite sancirà finalmente il successo di pubblico per strumenti come Kindle (Amazon), Nook (Barnes & Noble) e la sempre più folta compagnia di loro competitor. Le ragioni sono poche e semplici: “il prezzo è finalmente giusto; sono facili da usare; la tecnologia è in continuo miglioramento; Google sta rendendo disponibili migliaia di libri da scaricare gratuitamente; usare questi oggetti è divertente e leggere fa bene”.

USA, gli editori lavorano all’iTunes delle news
Si vocifera (e la soffiata è del New York Times) che negli USA editori del calibro di Time Inc., CondeNast e Hearst stiano creando insieme un negozio online in stile iTunes, attraverso il quale vendere edizioni digitali (ma anche a stampa) delle loro riviste. Sarebbero previsti persino formati compatibili con cellulari come blackberry e iPhone e con i principali e-readers, segno che gli editori non vogliono proprio lasciare nulla di intentato per salvare la baracca.

L’Independent “le prova proprio tutte”:
Scrive Giuseppe Granieri:

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Lo stato della Rete in Africa

Grazie alla segnalazione di Luca recupero e rilancio la splendida infografica con cui Jonathan Gosier, software developer, scrittore and social entrepreneur ugandese, ha magistralmente riassunto e strutturato molti e interessanti dati sullo stato e sulle prospettive della Rete nel continente Africano.

Alcuni elementi che saltano subito all’occhio: nel 2009, ogni cento utenti internet solo 4 risultano essere africani. Per avere un termine di paragone, basti sapere che 42 sono asiatici, 24 europei e 15 americani.

Il secondo dato di interesse è che il 90% delle connessioni a banda larga domestiche rilevate nell’intero continente sono concentrate i sole cinque nazioni: Sudafrica, Algeria, Egitto, Marocco e Tunisia. Il terzo è che dal 2000 a oggi, l’uso di Internet in Africa è cresciuto del 1359,9%.

Infine un’ultima, preziosa informazione: nei prossimi 2 anni investimenti per due miliardi di dollari porteranno connettività pari a 12 Terabits nella regione.

Se volete immergervi nella consultazione dei grafici di Gosier, non dovete fare altro che scaricarne la versione in alta risoluzione disponibile su Flickr.

 

 

Wikipedia, “contributors” in fuga?

Con 325 milioni di visitatori al mese e tre milioni di contributori attivi, Wikipedia è uno dei più riusciti esperimenti di crowdsourcing al mondo, oltre che il quinto sito per importanza nel web mondiale. Una repository del sapere universale raccolto con il contributo di molti e fruibile a tutti. L’enciclopedia del presente e del futuro.

Uno dei miracoli di Internet reso possibile dalla collaborazione e dalla buona volontà degli utenti che ora, come annuncia il Wall Street Journal citando una ricerca spagnola, improvvisamente vede moltiplicarsi per dieci il numero di “contributors” che abbandona l’attività.

Nei primi tre mesi del 2008 erano stati 4900 i volontari a voltare le spalle a Wikipedia: un calo fisiologico, che in passato era stato regolarmente compensato dal subentro delle “nuove leve”. Ora però la ricerca condotta da Felipe Ortega presso l’Universidad Rey Juan Carlos di Madrid, rivela che le defezioni sono state ben 49mila nel solo primo trimestre 2009.

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2020, il computer si accende con la forza del pensiero

Provate a immaginare di sedervi davanti al vostro computer, accenderlo e iniziare a navigare in Rete oppure a scrivere il testo di una mail usando la sola forza del pensiero. Fantascienza? Non proprio. O forse è il caso di dire “ancora non per molto”.

Secondo i ricercatori di Intel, della Carnegie Mellon University e dell’Università di Pittsburgh, entro il 2020 i chip da impiantare nel cervello per telecomandare con le onde cerebrali ogni genere di apparato usciranno dai romanzi della lettura cyberpunk per entrare nella nostra vita di tutti i giorni. E quindi cambiarla per sempre.

Al momento la ricerca è incentrata sull’individuazione dei “brain pattern”, gli schemi fissi di funzionamento del cervello (evidenziati da una risonanza magnetica funzionale) che poi dovranno essere associati in maniera univoca a parole, immagini, idee e quant’altro passi per la mente di una persona.

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Marten Mikos – Lasciare che i figli imparino ad affrontare i problemi da soli

Marten Mikos, senior vice president di Sun Microsystem, ha tre figli di età compresa tra 12 e 18 anni: «All’inizio ero solito proibire loro l’uso di Internet – racconta – ma ora non più. So che i miei figli possono vedere cose scioccanti e credo debbano saperle affrontare da soli. Io non li sorveglio perché non voglio farli vivere in uno “Stato di Polizia” e perché credo che troverebbero comunque il modo di aggirare regole e restrizioni».

E se oggi dovessero pubblicare in rete informazioni che fra trent’anni potrebbero metterli in imbarazzo? «Andiamo verso un’epoca in cui il problema riguarderà un po’ tutti e quindi smetterà di essere tale. In cui l’aver pubblicato qualcosa di imbarazzante a 15 anni non ci impedirà di essere eletti Primo Ministro a 50». Ma quale consiglio darebbe Mickos ai genitori più apprensivi?

«Fate come fareste nel mondo reale: accompagnate i vostri figli in rete spiegando loro passo passo cosa fare e non fare. Se c’è fiducia, poi saranno loro a venire da voi per chiedervi consiglio quando serve. In ogni caso non sono contrario a bloccare alcuni contenuti, così come quando ero piccolo io mi si impediva di vedere certi programmi alla tv. Attenzione però, – conclude – perché quando si vieta qualcosa a un bambino si scatena la sua curiosità. E’ il limite del semplice proibire».

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Questa breve intervista è parte dello speciale “Bambini a più dimensioni” pubblicato su Nova24 del 14 maggio. Per consultare il resto dell’inchiesta, segui i link di seguito

Vedi anche:
– Il pezzo d’apertura dello speciale “Bambini a più dimensioni”
– David Weinberger: “Educare i figli a discernere il vero dal falso”
– Dave Sifry: “Tutto resterà per sempre documentato in Rete
– Yossi Vardi: Dare ai giovani accesso alla rete e un codice etico per gestirla
– Doc Searls – Tenere i bambini lontano dalla tecnologia il più a lungo possibile
– Joi Ito – Non dobbiamo creare analfabeti digitali
– Maryssa Mayer – Internet porta in dote più benefici che rischi
– Chris Anderson – Navigazione protetta e accesso alle fonti di informazione come Wikipedia

Unfriend è la parola dell’anno

Quando l’innovazione investe la lingua e viene ratificata da un’istituzione come L’Oxford American Dictionary, quello a cui ci troviamo di fronte è inevitabilmente il segno dei tempi che cambiano, una piccola finestra che si apre sul futuro della nostra società.

La notizia di oggi è che la parola “Unfriend” è stata nominata “Word of the Year” dalla prestigiosa istituzione americana. Per chi non dovesse avere dimestichezza con i social network, “to unfriend” significa cancellare un contatto dalla lista dei propri amici in luoghi della rete come Facebook o MySpace.

Altrettanto notevole è il fatto che la Oxford University Press ha dato notizia del fatto sul proprio blog ufficiale, dove vengono spiegate le ragioni  della scelta:

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