Da questa mattina si può preordinare anche in Italia l’iPad 3G. In questo momento sono disponibili informazioni solo relativamente al piano tariffario di Vodafone, ma a breve dovremmo conoscere anche quello di Tre.
Intanto ecco il primo, (peraltro piuttosto deludente):
Da notare che la relativa pagina sul sito di Vodafone al momento risulta ancora protetta da password.
Scribd co-founder and chief technology officer Jared Friedman tells me: “We are scrapping three years of Flash development and betting the company on HTML5 because we believe HTML5 is a dramatically better reading experience than Flash. Now any document can become a Web page.”
Giovedì 6 maggio alle 18.00 il popolo della valigia blu guidato dall’infaticabile Arianna Ciccone torna davanti alle sedi RAI per un sit-in di protesta.
Il 26 febbraio alle 13.30 il Tg1 a proposito della vicenda Mills parla di assoluzione, ma si tratta di prescrizione. La parola viene pronunciata per ben due volte. Il giorno seguente ho scritto una lettera aperta all’Ordine dei giornalisti, al direttore del Tg1 Minzolini e al presidente della Rai Garimberti. L’ho inserita come nota su Facebook sul mio profilo.
Nel giro di poche ore mi sono arrivate moltissime richieste di altri cittadini utenti di Facebook che chiedevano di sottoscrivere con me la richiesta. Dopo un po’ eravamo centinaia e poi è nato il gruppo: La dignità dei giornalisti e il rispetto dei cittadini. La domenica mattina eravamo 3mila, il martedì 100mila. Il venerdì quando ho consegnato le firme alla RAI 154mila. Oggi siamo molti di più e il gruppo continua a crescere. È stata creata anche una pagina fan per comunicare meglio le attività e le iniziative future.
Per la cronaca, mentre scrivo le firme raccolte da Arianna sono 203mila e cinquecento.
Se ce la faccio, giovedì a Viale Mazzini l’accompagno anche io.
Nello stesso giorno, due diversi progetti nati per creare un’alternativa in salsa Windows dell’iPad vedono la loro fine.
Il primo è quello di Courier, il bel tablet doppio schermo il cui prototipo era stata presentato da Steve Ballmer in persona. L’annuncio della sua prematura scomparsa è stato dato da Gizmodo e poi confermato a Engadget da Microsoft
Il secondo progetto è il Windows 7 tablet di HP, dato per defunto da Techcrunch perché il produttore sarebbe “not satisfied with Windows 7 as a tablet operating system” (la notizia tuttavia non è ancora stata confermata).
Sono il solo a vedere in queste due notizie i primi segni di una resa definitiva (e prematura) del mondo Windows davanti all’ultima creazione di Steve Jobs?
Volevo scrivere un rapido resoconto di quanto detto nel panel “Identità e reputazione nell’attuale contesto informativo“, poi ho scoperto che Matteo Stagi ne ha già scritto uno molto interessante, facendomi anche il favore di dare un punto di vista esterno e “indipendente” sul confronto che ho avuto il piacere di moderare.
Prima però di rinviarvi al suo post, un solo appunto rispetto al contributo di Alessandro Gilioli, giornalista de L’Espresso e autore del bel blog Piovono Rane, che forse Matteo non ha potuto vedere fin dall’inizio: Alessandro non si è limitato ad arrogarsi “il diritto dei giornalisti a frugare informazioni ‘private’ su Facebook” e a sconsigliare “gli utenti dal comperarsi un vibratore su eBay”.
Gilioli apre il panel raccontando la storia vera di un uomo che, nel 1985, viene coinvolto in una rissa e finisce in un trafiletto di cronaca locale pubblicato su una testata del Gruppo Espresso-Repubblica. Dopo vent’anni, Repubblica decide di pubblicare gli archivi online proprio mentre l’uomo, che nel frattempo ha messo la testa a posto e si è fatto una famiglia, sta cercando lavoro. Deve avere un colloquio di lavoro e, per l’occasione, l’esaminatore con cui deve parlare cerca il suo nome su Google, scopre del peccato di gioventù e decide di non assumerlo.
Inutile dire che il protagonista di questa storia ha fatto causa a Repubblica e il procedimento è tutt’ora in corso.
Per Alessandro questo caso solleva un problema complesso e caratterizzato due aspetti principali:
Il primo aspetto è quello del rapporto tra “esplosivo” e “detonatore”, dove il primo altro non è che l’informazione – ad esempio una foto sconveniente o, appunto, la partecipazione a una rissa – che viene depositata online (da noi o da altri) dove resta per sempre, quasi in attesa di essere scoperta. Il detonatore sono invece i mainstream media che, quando intercettano quell’informazione, la fanno deflagrare travolgendo i protagonisti.
Seguendo questo ragionamento si arriva direttamente al secondo aspetto del problema, ovvero alla necessità di dare agli italiani un’educazione digitale: il problema dell’esplosivo e del detonatore non si risolve infatti con il diritto all’oblio (che secondo Guido Scorza corre anzi il rischio di sottrarre sostanza alla Storia stessa), né con l’intervento di aziende che promettono di fare pulizia online chiedendo in cambio una barca di soldi.
L’unica soluzione è alfabetizzare gli italiani che accedono alla rete spiegando loro con chiarezza quali implicazioni derivano dai loro comportamenti online. Solo agendo preventivamente, insomma, si può ridurre la quantità di esplosivo che ogni giorno viene riversata in rete da cittadini inconsapevoli.
Detto questo, riporto qui il video integrale del panel non senza prima avervi suggerito di fare un salto nel blog di Matteo e leggere la sua cronaca dell’evento.
Paul Steiger è editor-in-chief, presidente e chief executive di ProPublica, primo online news site ad aver vinto un Premio Pulitzer. Oggi è stato ospite del Festival del Giornalismo di Perugia e nel pomeriggio, grazie al buon Fabrizio Ulisse e a Dolmedia, ho avuto la possibilità di intervistarlo per la webtv ufficiale delFestival.
Di seguito le domande (preparate in fretta e furia) che gli ho rivolto:
1) Your definition of ProPublica in very few words.
2) What is ProPublica business model?
3) Newspaper are struggling to survive. Are paywalls the right solution?
4) When online, people are using more and more tools to filter news. Someone says there’s the risk of an echo chamber phenomenom, where the reader can live their entire life without encountering a different opinion. Do you think it’s true?
5) We are used to think that the Internet revolution is based on a “one to one” conversation, but experiences like yours are proving that the “one to many model” is still powerful. What do you think will be the evolution of this paradigm?
6) Is there a chance you will localize Propublica in other countries? In Italy for example?
7) Are you going to save Journalism?
Ieri durante l’F8 Facebook ha presentato “Open Graph”. La spiegazione dettagliata di cosa sia e a cosa serva la trovate qui, condita da una robusta dose di retorica aziendale.
In estrema sintesi (ma ci sarà sicuramente modo e ragione di tornarci sopra molte altre volte) “Open Graph” estende la possibilità di assegnare i “like” di Facebook a tutti quei siti (potenzialmente un numero enorme) i cui amministratori vorranno dedicare i “10 minuti” necessari a implementare la nuova funzione.
L’uso di Open Graph ha due risvolti immediatamente individuabili: da un lato, consentirà all’utente di rilanciare sul social network creato da Zuckerberg – tipicamente nel suo newsfeed - l’attività che svolge nel “mondo esterno”. Basterà un semplice gesto, un click sul bottone “Like”, e tutti i suoi “friend” sapranno che ha apprezzato qualcosa in giro per il web, ottenendo peraltro precise informazioni su cosa e dove sia l’oggetto delle sue attenzioni. Sembra banale, ma per alcuni questo è invece un fondamentale passo avanti nella costruzione del web semantico; passo che Google ha cercato di fare con Buzz, finora con scarso successo.
Lato aziende, Open Graph si prospetta invece come una vera miniera d’oro, in quanto consentirà a gestori dei siti di tracciare meglio i visitatori raccogliendo preziosi e puntuali dati demografici.
Un svolta epocale che non solo spiega perché da qualche tempo Zuckerberg vada in giro a ripetere il mantra “Privacy is no longer a social norm”, ma che solleva anche notevoli interrogativi rispetto alla salvaguardia della privacy degli utenti. Dice infatti Damon Cortesi (CTO di Untitled Startup) in un’intervista a Zdnet:
“All of this information might’ve already been visible to friends, but now I can go to the Open Graph API and simply enter a user name in order to pull basic information about the user [...] What a lot of people may or may not realize is that they are going to give up some of their personal information by using these features [...] This data can be scraped by almost anyone looking for more information.”
Cortesi ha centrato il problema: gli utenti sono in grado di gestire e – quando necessario – proteggere la loro privacy online?
Parliamone. Qui, su FriendFeed ma anche fuori dalla rete incontrandoci a Perugia. L’appuntamento è per sabato 24 alle 17, quando affronteremo questo e altri temi durante il panel “Identità e reputazione nell’attuale contesto informativo“.
Per quanto mi riguarda, conto di raggiungere il capoluogo umbro e di tuffarmi nel mare magnum di eventi previsti in calendario già domani, in tarda mattinata. Come già accennato, sabato avrò il piacere di moderare un panel su Reputazione, privacy e informazione online, mentre domenica partecipo a uno dei panel organizzati dall’ottimo Vittorio Pasteris, e cioè quello che chiude il Journalism Lab e il Mediacamp.
Qualche giorno fa ho fatto un salto all’Antù per seguire il secondo evento organizzato da Ignite Italia e partecipare con una mia presentazione (preparata in fretta e furia). Il tema è il futuro del corporate web, mentre l’ipotesi con cui si chiude la presentazione vuole essere più uno spunto di discussione che non una previsione vera e propria.
Pareri e contributi sono quindi come sempre i benvenuti.