Premessa
Il video realizzato da Simply Zesty, Pr e social media firm britannica, è una “marchetta intelligente” con cui l’azienda presenta dati attendibili e interessanti senza perdere l’occasione di pubblicizzare se stessa e i propri servizi. Fossero così tutti gli “spot”, saremmo tutti un po’ più informati e consapevoli.
I dati
Nel filmato vengono forniti rapidamente alcuni dati sullo stato di Internet e dei social media in Gran Bretagna. Dati che dovrebbero far riflettere non poco noi poveri italiani e chi ci governa su cosa vogliano dire veramente parole come “Internet”, “banda larga” e “innovazione” quando sono pronunciate assieme, nella stessa frase. Vediamone alcuni insieme, come assaggio:
- L’85% della popolazione britannica è online (in totale si contano circa 61 milioni di sudditi di sua maestà)
- Della popolazione online, il 25% ha un blog mentre il 60% ne legge regolarmente
- Il 78% degli utenti internet britannici naviga in rete alla ricerca di informazioni su beni e servizi a acquistare. Di questi:
- il 33% ascolta i “suggerimenti” dei banner;
- il 70 per cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute da altri utenti che non conosce;
- il 90% cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute online da altri utenti che non conosce.
Il resto lo trovate nel video.
E se dopo averlo visto resta anche a voi l’amaro in bocca, fate uno sforzo e raccontate qui sotto perché.
Da qualche anno a questa parte, ogni giorno migliaia di persone si iscrivono a siti di social networking – Facebook in testa – spinte dal desiderio di creare nuove relazioni o di coltivare quelle preesistenti. Come abbiamo già visto, questo semplice gesto può rivelarsi non privo di insidie per alcune categorie professionali come i medici o i giudici, i quali rischiano di trovarsi troppo “vicini” rispettivamente ai loro pazienti o agli avvocati e, quindi, di compromettere la loro credibilità.
Ora invece scopriamo che chi frequenta i social network spesso non mette a rischio solo la propria carriera, ma anche il matrimonio o la relazione amorosa. Uno studio legale Britannico specializzato in divorzi ha infatti rivelato che, allo stato attuale, il 20 per cento delle cause di separazione intentate dai suoi clienti affondano le radici in qualche “incidente” o affair nato entro i confini di Facebook.
In Gran Bretagna la Medical Defence Union (MDU), organizzazione il cui scopo è “difendere la reputazione professionale dei suoi affiliati”, ha recentemente messo in guardia i medici dal rispondere ai messaggi privati (specie se si tratta di inviti più o meno sessualmente espliciti) inviati attraverso Facebook dai loro pazienti.
La presa di posizione dell’associazione segue diverse segnalazioni dalle quali si evince che, sempre più spesso, i pazienti usano il popolare social network per contattare in maniera informale il proprio dottore. E sempre più spesso lo scopo è corteggiarlo, invitarlo a uscire, o addirittura fare esplicite avance di natura sessuale demolendo con un click i rigorosi precetti che disciplinano il rapporto medico/paziente.
The hackers and engineers of Y Combinator are doing what hackers and engineers do to any industry, they’re efficiently and ruthlessly disrupting the traditional model of venture capital and are going to destroy far more more wealth for their contemporaries than they create for themselves, as broadband did to entertainment, Craigslist did to newspapers, and Amazon did to traditional retailers. This is what outsiders, by definition, do.
Cloud computing is advancing faster than our ability to secure systems. Companies are rapidly moving their most critical data and information from file cabinets and secured servers to shared servers on the Web. Cloud computing provides significant cost savings and operational advantages. But it also unleashes a Pandora’s box of security concerns.
the party’s over for investors and startups in this space. The big growth is behind us. Revenues from social media have not lived up to the promises, and the vast majority of those thousands of startups are either dying or on th