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Dicembre 2009. Durante un’intervista con Michael Arrington (Techcrunch), Mark Zuckerberg – fondatore di Facebook – afferma che, se si fosse trovato a lanciare in quel preciso momento la sua piattaforma di social networking, tutte le informazioni relative agli utenti sarebbero state di default pubbliche invece che private. Poi spiega anche perché:

People have really gotten comfortable not only sharing more information and different kinds, but more openly and with more people. That social norm is just something that has evolved over time.

Oggi, dopo un doloroso scontro frontale con la Federal Trade Commission, il giovane CEO del più grande social network al mondo sembra essere sceso a più miti consigli.

Overall, I think we have a good history of providing transparency and control over who can see your information.

That said, I’m the first to admit that we’ve made a bunch of mistakes. In particular, I think that a small number of high profile mistakes, like Beacon four years ago and poor execution as we transitioned our privacy model two years ago, have often overshadowed much of the good work we’ve done. [...] But we can also always do better. I’m committed to making Facebook the leader in transparency and control around privacy.

Quando si dice “cambiare rotta”.

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Dalla statistica 2.0 all’ISTAT 2.0

by Alessio Jacona on 06/10/2011

In tre minuti e mezzo di intervista Enrico Giovannini, Presidente ISTAT, mi ha raccontato a Capri Between 2011 la notevole operazione di aggiornamento tecnologico che sta cambiando il volto ed il ruolo dell’Istituto nazionale di statistica.

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Nielsen ha appena reso pubblici i nuovi dati sull’andamento dell’advertising market in Italia nei primi sette mesi del 2010. La prima notizia è che gli investimenti pubblicitari delle oltre 15.700 aziende inserzioniste registrano una crescita del + 4,9%, per un giro d’affari stimato in oltre 5 miliardi di euro.

La seconda notizia, meno incoraggiante, è che la “crescita che riguarda tutti i media principali, ad eccezione della stampa, e tutti i settori tradizionalmente più importanti per il mercato pubblicitario. In particolare da sottolineare la ripresa degli investimenti delle aziende del settore automobilistico (+34,7% nel singolo mese di luglio rispetto al 2009)”.

La terza è che gli investimenti su radio e Internet continuano a crescere con numeri a due cifre.

La quarta, pur non esplicitata direttamente nel comunicato stampa, la deduco io guardando la tabella dei dati:  gli inserzionisti italiani spendono troppo poco per l’online advertising.

Se infatti è vero che questo mercato è in crescita costante da anni, altrettanto vero è che basta metterlo a confronto con gli investimenti pubblicitari in tv per veder appassire anche un moderato ottimismo.

Provare per credere: nel periodo gennaio – luglio 2010

  • per la pubblicità in Tv sono stati spesi 2 miliardi e 800 milioni di euro;
  • per la pubblicità in Internet invece sono stati spesi 200 milioni di euro.

Traete pure le vostre conclusioni, ma non senza prima aver letto più nel dettaglio chi vince, chi perde e chi spende di più nel mercato dell’avertising italiano.

Chi vince
- Come appena accennato, sua maestà la televisione gode ancora di ottima salute segnando “una crescita del +7,7% ed una raccolta pubblicitaria superiore ai 2,8 miliardi di Euro”.

E chi paga?

“Le aziende che tra gennaio e luglio hanno maggiormente aumentato gli investimenti in tv sono quelle che operano nei settori: elettrodomestici (+35,3%), abbigliamento (+29,1%) e distribuzione (+25,1%). Considerando solo il mese di luglio le aziende automobilistiche hanno aumentato del + 48,8% gli investimenti sul piccolo schermo.”

- Radio e Internet vanno a gonfie vele, con la prima che segna un +13.3% e la seconda che si attesta su un incoraggiante +17,8%.

E chi paga?

“Sulla radio il settore più importante rimane saldamente automobili che ha generato il 24,4% degli investimenti complessivi sul mezzo, mentre gli aumenti più rilevanti sono stati fatti registrare da telecomunicazioni (+34,9%) e distribuzione (+37,2%). Su internet sono media/editoria (+60,4%), telecomunicazioni (+14,9%) e ancora automobili (+ 27,4%) a trainare la crescita.”

Chi perde
La stampa esce ancora una volta con le ossa rotte dalle rilevazioni Nielsen, come riassumono bene i dati forniti di seguito. Con la possibile eccezione dei quotidiani a pagamento, che portano a casa un modestissimo +0,3%, per tutti gli altri settori è l’ecatombe:

- Quotidiani free/paypress: -10.9%
- Periodici: -9.3

Nel complesso, la stampa italiana ha registrato un calo complessivo degli investimenti pubblicitari pari al 3.7% che, in tempi come questi, di certo non è poco.

Chi spende di più
Gli investimenti più consistenti vengono dal settore alimentare, che nei primi sette mesi dell’anno ha speso 655 milioni e 952mila euro incrementando il giro d’affari dell’8.3% rispetto allo stesso periodo del 2009. Seguono a ruota l’automobilistico (oltre 520 milioni di euro; incremento della spesa pari al 3,3%) e le telecomunicazioni (quasi 455 milioni di euro; incremento della spesa pari al 2,7%).

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Per saperne di più:

- Vedi anche l’intervista: “Roberto Binaghi, presidente IAB Italia, sul futuro dell’advertising online

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Social Media in the UK – 2010

by Alessio Jacona on 28/07/2010

Premessa
Il video realizzato da Simply Zesty, Pr e social media firm britannica,  è una “marchetta intelligente” con cui l’azienda presenta dati attendibili e interessanti senza perdere l’occasione di pubblicizzare se stessa e i propri servizi. Fossero così tutti gli “spot”, saremmo tutti un po’ più informati e consapevoli.

I dati
Nel filmato vengono forniti rapidamente alcuni dati sullo stato di Internet e dei social media in Gran Bretagna. Dati che dovrebbero far riflettere non poco noi poveri italiani e chi ci governa su cosa vogliano dire veramente parole come “Internet”, “banda larga” e “innovazione” quando sono pronunciate assieme, nella stessa frase. Vediamone alcuni insieme, come assaggio:

- L’85% della popolazione britannica è online (in totale si contano circa 61 milioni di sudditi di sua maestà)

- Della popolazione online, il 25% ha un blog mentre il 60% ne legge regolarmente

- Il 78% degli utenti internet britannici naviga in rete alla ricerca di informazioni su beni e servizi a acquistare. Di questi:

  • - il 33% ascolta i “suggerimenti” dei banner;
  • - il 70 per cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute da altri utenti che non conosce;
  • - il 90% cento dice di aver fiducia nelle “online recommendations” ricevute online da altri utenti che non conosce.

Il resto lo trovate nel video.

E se dopo averlo visto resta anche a voi l’amaro in bocca, fate uno sforzo e raccontate qui sotto perché.

Via

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On the edge of the net

by Alessio Jacona on 08/07/2010

Chi viene stasera?

on the edge of the net

The American Embassy in Italy, The British Council Italy, The British Embassy in Italy, the Italian association “Rete per l’Eccellenza Nazionale” (RENA), the Transatlantic Network 2020 (TN2020) are pleased to inform you that on July 8 from 5 pm to 8 pm at the Opificio Telecom Italia there will be a seminar on:

On the Edge of the Net: Expanding the horizons of the web in Italy, the UK and America.

- Marco Montemagno, Italy,cofounder of Augmendy, Codice Internet and cofounder and CEO of Blogosfere.
- Wil Stephens, UK, BAFTA award-winning digital producer, founder and Chief Executive of Cube.
- Matthew Guilford, USA, City of Chicago’s Digital Excellence Initiative.

Opificio Telecom Italia.
By Invitation only

(via)

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Durante lo IAB Forum di Roma ho avuto modo di fare quattro chiacchiere con Binaghi e rilevare il suo ottimismo (così come le sue preoccupazioni) rispetto al futuro della pubblicità online in Italia:

“Per il 2010 ci aspettiamo una crescita dell’advertising online pari al 12 per cento: il doppio della crescita della pubblicità televisiva e il quintuplo di quella del mercato nel suo complesso”. Roberto Binaghi è il presidente di IAB, l’associazione che si occupa dello sviluppo della comunicazione pubblicitaria interattiva, e vede la luce della ripresa attraverso la lente di Internet: “Circa il 90 per cento delle imprese italiane ha in programma di aumentare gli investimenti sull’online nei prossimi due anni. Facciamo parte di un’industria che sta crescendo in un contesto economico non favorevole”.

Continua a leggere l’intervista sul sito de L’espresso.

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Lawrence Lessig e le generazioni in guerra

by Alessio Jacona on 16/03/2010

Quello cui siamo di fronte è uno scontro tra generazioni, una guerra tra noi e i nostri figli che si rinnova e inasprisce ogni volta che i nostri Governi legiferano contro Internet. Una guerra che rischia di spingere ai margini della legalità i nativi digitali e che, per ragioni semplicemente biologiche, siamo destinati a perdere. E’ una questione di tempo ed è un destino inevitabile: loro ci saranno, noi no. Quindi il vero problema è un altro: dobbiamo decidere come vogliamo essere ricordati.

E’ questo, in estrema sintesi, il concetto alla base del discorso tenuto la settimana scorsa da Lawrence Lessig, ospite presso la Camera dei Deputati di un evento targato Capitale Digitale e intitolato “Internet è libertà – Perché dobbiamo difendere la rete”.

Ai margini del convegno, ho avvicinato il giurista statunitense, fondatore e amministratore delegato di Creative Commons, e gli ho chiesto cosa deve accadere perché la guerra in corso tra generazioni si concluda prima che una delle parti venga meno per cause di forza maggiore (vedi video a fine post).

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Interview with Lawrence Lessig

by Alessio Jacona on 11/03/2010

Short interview with Lawrence Lessig, very well-known american academic, political activist and founding board member of Creative Commons, on copyright, Internet, freedom and the need to end the war we’re at with our children.

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Gelernter: "Internet? E' una cosa seria"

by Alessio Jacona on 08/03/2010

David Gelernter insegna informatica all’università di Yale. E’ l’autore di Mirror Worlds, libro nel quale egli per primo profetizza l’avvento di qualcosa che, solo qualche tempo dopo, impareremo a chiamare World Wide Web e dove, come gli viene riconosciuto da più parti, getta le basi che ispireranno al creazione del linguaggio di programmazione noto come Java.

Un’icona della rete, un visionario che ha dato un contributo significativo alla nascita del calcolo parallelo. Un punto di riferimento così forte nel panorama tecnologico da divenire purtroppo oggetto nel 1993 delle devastanti attenzioni di Theodore Kaczynski – noto ai più con il nome di Unabomber – che riesce a ferirlo con uno dei pacchi bomba inviati nell’ambito della sua folle protesta contro il progresso e la tecnologia.

Oggi Gelernter, cui si riconosce anche il merito di aver largamente anticipato l’avvento del cloud computing, scrive un saggio (rilanciato da Edge) intitolato in modo assai significativo “Time to start taking the Internet seriously”: trentacinque paragrafi nei quali lo scienziato definisce lo stato dell’arte, identifica i principali problemi e declina la propria visione del futuro della rete, focalizzando sulla necessità di mettersi al lavoro, uscire dalla fase di stallo in cui secondo lui ci troviamo e “far fare a Internet ciò che vogliamo”.

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La domanda del 2010

by Alessio Jacona on 12/01/2010

Mettetevi comodi. Chiudete gli occhi. Rilassatevi. Ora provate a immaginare la vostra vita e il vostro modo di essere prima che Internet entrasse a far parte del vostro orizzonte per espanderlo a dismisura, prima che diventasse parte delle vostre abitudini e che il mondo, con tutte le sue meraviglie, le sue contraddizioni e i suoi contrasti, fosse a portata del vostro mouse.

Se riuscite in questo esercizio, l’immagine di voi stessi che vi ritroverete di fronte vi aiuterà a rispondere alla fondamentale “domanda dell’anno” che la fondazione Edge propone per il 2010:

How is the Internet changing the way you think?

Tutti gli approfondimenti sul tema li trovate qui.

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