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Da un paio di giorni – e più precisamente da quando mi sono loggato con Facebook – il mio account Slideshare ha dato di matto è ha iniziato ad aggiungere una lunga serie di utenti alla lista di coloro che seguo sulla piattaforma. Il tutto è avvenuto senza che io muovessi un dito e, peraltro, facendomi fare anche una figura da pirla dal momento che vanto un account praticamente deserto.

Qualcuno mi ha persino aggiunto a sua volta, sebbene sia impossibile sapere chi lo abbia fatto perché mosso a tenerezza e chi invece sia stato colpito dalla mia stessa sindrome. Resta tuttavia il fatto che ho trovato l’accaduto abbastanza scocciante.

Da buon blogger e vecchio frequentatore di social cosi ho quindi reagito nell’unico modo possibile: lamentandomi su Twitter:

tweet per slideshare

A dire il vero, l’ho fatto più per capire se il problema fosse solo mio o anche di qualcun altro (Livia ha risposto, ad esempio), che non aspettandomi feedback dai responsabili del social americano. Anzi, abituato alla tipica modalità di interazione attraverso la rete delle aziende nostrane, non mi aspettavo in verità alcuna risposta.

Mi sbagliavo.

Dopo sole 13 ore (e si deve contare il fuso orario) da Slideshare mi hanno risposto sempre via Twitter per assicurarmi che il problema era loro, per dire che era stato risolto e, cosa ancora più incredibile, per scusarsi:

tweet da slideshare

E badate bene: tutto questo senza che il mio tweet abbia sollevato una rivoluzione e scatenato orde di utenti in una protesta corale contro l’azienda. Mi è stato risposto solo perché avevo fatto una domanda e – da utente – meritavo una risposta. Meglio, una soluzione.

Ora, io non so dire se a Slideshare siano sempre così efficienti. Quello che so, tuttavia, è che quando si parla di interagire in tempo reale con gli utenti/clienti attraverso i social media, si parla anche – e forse soprattutto – di questo.

Chi di dovere farebbe bene a prendere appunti.

—-

English recap for slideshare online PR:

Guys, you did a good job! I had a problem, Tweeted it and you answered whitin 13 hours via Twitter showing care and respect for your customers. Just one more best practice I felt the need to share with others here in Italy. Thanks.

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Rendere Facebook una “territorio digitale” sempre più sicuro per i suoi abitanti è oggi un task complesso e di primaria importanza per il management di Facebook, dal cui successo dipende in buona misura il futuro stesso del popolare social network americano. Un obiettivo che, come spiega su The Facebook Blog il direttore della European public policy Richard Allan, deve essere perseguito con l’aiuto di tutti perché “only by working together can all of us stay safe online.”

Proprio in quest’ottica oggi Facebook ha annunciato la creazione di un Global Advisory Board per la sicurezza online costituito da cinque organizzazioni di rilievo internazionale. Un vero e proprio comitato di saggi assieme al quale l’azienda intende costruire nuove e più efficaci iniziative mirate a rendere Facebook un posto sempre più sicuro per i suoi (a oggi) oltre 350 milioni di utenti.

Le associazioni coinvolte nella creazione dell’advisory board sono Childnet International, The Family Online Safety Institute, Common Sense Media, ConnectSafely e WiredSafety.

Scrive Allan, rispetto al loro coinvolgimento:

“This group of five leading Internet safety organizations from North America and Europe will consult with us on online safety issues. One of our first projects together will be to overhaul the safety information that’s available to you from the Facebook Help Center so that the resources are more comprehensive and include content that’s specifically tailored to the needs of parents, teachers and teens”.

Non una rivoluzione, ma di certo un primo importante passo verso la creazione di regole e strumenti per garantire la sicurezza online di tutti, specie dei più giovani.

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Paesi civilizzati

by Alessio Jacona on 30/09/2009

The UK has become the first major economy where advertisers spend more on internet advertising than on television advertising, with a record £1.75bn online spend in the first six months of the year.

The milestone marks a watershed for the embattled TV industry, the leading ad medium in the UK for almost half a century. It has taken the internet little more than a decade to become the biggest advertising sector in the UK.

Continua a leggere sul Guardian

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Giornalismo online, questo sconosciuto

by Alessio Jacona on 14/10/2008

Oggi a Roma la sala conferenze della Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha ospitato un convegno dal titolo significativo: “Il giornalismo online, questo sconosciuto“.

L’incontro era organizzato da LSDI, sigla semi-allucinogena che sta per Libertà di Stampa Diritto all’Informazione dietro la quale operano giornalisti del calibro di Pino Rea e Vittorio Pasteris, ed era filmato dall’onnipresente Dolmedia. Proprio loro, nella persona dell’ottimo Fabrizio “Biccio” Ulisse, mi hanno intervistato margine della manifestazione ed hanno chiesto la mia opinione rispetto alla condizione del giornalismo online in Italia.

Il risultato lo potete visionare cliccando l’immagine di seguito:

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Se vi state chiedendo quanto varrà nel 2008 il “worldwide internet advertising market”, ho buone notizie per voi: nell’anno in corso il giro d’affari della pubblicità online dovrebbe infatti attestarsi sui 65,2 miliardi di dollari, pari a circa il dieci per cento degli investimenti totali in advertising pianificati su tutti i media.

Un quadro allettante che, dicono gli analisti, migliorerà ancora nel breve periodo: si prevede infatti una crescita annuale degli investimenti pari al 15-20 per cento fino a raggiungere quota 106,6 miliardi di dollari nel 2011, quando l’online advertising rappresenterà oltre il 13,5 per cento del mercato pubblicitario.

Lo rivela uno studio realizzato da IDC’s Digital Marketplace Model and Forecast.

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